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BUSCEMI
Martedì 20 Aprile 2010, noi alunni della 3^ C e della 3^D del Circolo Didattico “Giovanni Paolo II“ di Gravina di Catania, siamo andati con le insegnanti, a Buscemi, in provincia di Siracusa . Il piccolo comune dell’altopiano ibleo, situato a 761 metri s.l.m.è costruito su una collinetta e si delinea come un grande teatro naturale che domina la valle dell’Anapo. Siamo partiti con il pullman alle ore 8:00 circa; durante il tragitto abbiamo visto tante pale eoliche, numerose mucche e infinite coltivazioni dai diversissimi toni di verde. Alle ore 9:20 , siamo scesi dall’autobus e a piedi ci siamo riuniti in una piazzetta per la merenda, dopo le guide ci hanno divisi in due gruppi per visitare i luoghi del lavoro contadino e conoscerne gli attrezzi. Poichè i luoghi in cui vivevano gli artigiani e i contadini coinvolgono tutto il paese, Buscemi è stato definito il “ Paese-museo”. Il nostro percorso ha avuto inizio dal laboratorio didattico situato in un appartamento, dove nella prima camera abbiamo ammirato la ricostruzione della facciata della chiesa Madre, della chiesa di San Domenico e l’altare maggiore della chiesa di sant’Antonio da Padova costruiti con culmi di grano e gli “Archi di Pasqua”, mosaici con semi e pasta..
Nella stanza successiva c’erano un lungo tavolo , tre “madie” (vasche di legno) una “gramula” e alle pareti delle foto che raffiguravano persone che panificavano. Prima, abbiamo ascoltato una signora che ci ha mostrato come con le macine anticamente le donne schiacciavano il grano, dopo abbiamo impastato la farina con l’acqua fino ad ottenere un impasto che abbiamo reso liscio utilizzando la “gramula”, infine lei ha dato ad ognuno di noi un pezzo di pasta di pane e ci ha insegnato a modellarlo, con le dita , a forma di gallo e di bambolina..
Con la guida abbiamo iniziato a visitare le unità museali: la casa del massaro, la casa del bracciante, il palmento, il frantoio, la bottega del fabbro, del calderaio, del falegname, del calzolaio e del conciabrocche. La “casa del massaro”,era composta da quattro vani: l’ingresso con un grande contenitore per il grano; la cucina con il focolare in pietra e un piano in muratura dove mettere piatti di ceramica, recipienti di terracotta , formelle per la mostarda e la cotognata e brocche per l’acqua e il vino; la camera con gli attrezzi per tessere i filati di lino o di canapa; la stanza da letto con letto matrimoniale e sopra una specie di culla , che stava appesa in aria, aiutata da alcune corde inchiodate alle pareti e da un’altra che pendeva, usata per dondolare il piccolo quando piangeva; i giocattoli dei bambini di stoffa o di cartone e la collezione di Bambin Gesù in cera. Alle pareti, da un lato vi erano solo immagini sacre e dall’altro quadri dei parenti dove, in bianco e nero, le foto dei morti erano perfettamente attaccati al muro, invece quelle dei vivi erano leggermente inclinati.
La “ Casa de bracciante”, una sola stanza, con pavimento di roccia naturale, cucina con spazio sottostante per le galline e soppalco, per far dormire le figlie e mettere il grano.
Nella bottega del calderaio abbiamo visto gli attrezzi e il rame per costruire pentole, padelle, posate, contenitori per uso domestico e arnesi da lavoro. La bottega del falegname, cioè l’artigiano che costruiva oggetti e arredi in legno, aveva alla parete il quadro con San Giuseppe , il protettore dei falegnami. Il calzolaio aveva sulle mensole forme di scarpe di diverse misure e su un banchetto molte pelli su cui egli faceva poggiare il piede del cliente, ne disegnava il contorno e confezionava calzature. Il conciabrocche riparava il vasellame facendo prima dei buchi con un trapano, poi univa le due parti con un fil di ferro e infine vi passava sopra la resina di carrubbo.
Nel palmento,dove si otteneva il vino, c’erano botti e torchio di legno.
Nella bottega del ciclo del grano, abbiamo osservato aratri di legno adatti ad essere trainati da uno o da due animali. Il laboratorio del fabbro, cioè l’uomo che lavorava il ferro, si trovava in una grotta artificiale e dentro ordinati si potevano vedere un mantice a pedale per alimentare il fuoco, un martello pesante per battere il ferro e una grossa tenaglia utile per tenere il metallo incandescente.
Il frantoio, grazie ai lavori di restauro, ci ha consentito di vedere tre torchi e una ruota in pietra lavica. Con l’autobus ci siamo recati presso” Santa Lucia”, nella valle dei mulini,vicino al torrente Purbella dove una ruota idraulica orizzontale girando, con la forza dell’acqua, azionava una macina attraverso un tubo di ferro ed essa girando a 360 gradi, trasformava il grano in farina. Infine, mentre scattavamo le foto al mulino in funzione, ci siamo accorti che in uno stagno dei girini nuotavano. Che emozione! Contenti e soddisfatti della giornata trascorsa torniamo al pullman che ci ha riportati a Gravina.
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